17 novembre 2009 - Chiedevano al Comune di Bisceglie le autorizzazioni per esibizioni dimostrative, anche a scopi ippoterapici, ma in realtà si trattava di corse clandestine di cavalli con tanto di scommesse. Gli animali venivano dopati per alterarne le prestazioni e farli vincere, erano sottoposti ad allenamenti massacranti e poi, ormai sfiniti, venivano destinati alla macellazione clandestina.
13 novembre 2009 - Un asino e un cane sono stati tolti al padrone «cattivo», solito prenderli a badilate e bastonate per farsi obbedire. Sono adesso affidati a un animalista che usa nei loro confronti ben altri sistemi. Il sequestro delle due povere bestie, disposto in via preventiva il 3 novembre scorso dal pm Renza Cescon, è stato convalMidato ieri mattina dal gip Paola Cameran. L'autore del fatto, denunciato dal nucleo guardie zoofile di Padova per maltrattamenti agli animali, si chiama L.D, ha 59 anni e abita sui colli, nel territorio di Baone. Il cane picchiato così duramente è un meticcio bianco come la neve, di taglia grande, occhi espressivi e così devoti al suo padrone da essere disposto a perdonargli ripetute angherie in cambio di qualche fuggevole carezza. Per non parlare dell'asinello, costretto a fare di tutto sotto i dolorosi colpi di bastione e di badile inferti da quel suo proprietario senza cuore che nemmeno si rendeva conto di quanto andava facendo. E qui viene a galla il vero nocciolo della questione. Il picchiare e maltrattare le bestie di casa e d'utilità è purtroppo un atteggiamento «culturale» che perdura soprattutto in certi ambienti rurali e da sottocultura, dove le lancette dell'orologio sono ancora ferme a tempi lontani. Per questo motivo il padrone del cane e dell'asino ha preso il sequestro come una qual sorta di sopruso, convinto di non aver fatto nulla di male, potendo disporre delle «sue» bestie come gli pare e gli piace. Di qui la necessità e l'urgenza del sequestro, subito disposto dal pm Cescon e convalidato dal gip Cameran con altrettanta sollecitudine.
13 novembre 2009 - I beagle di San Polo vanno all'asta. Saranno sicuramente in molti a ricordare la vicenda dei cani beagle destinati alla ricerca scientifica (qualcuno dice alla vivisezione) allevati nell'azienda Morini di San Polo; un camion di quei cuccioli erano stati fermato nel 2002 a Vipiteno e i cani erano stati sequetrati «in condizioni non buone». Fu l'inizio di una lotta, a volte anche molto dura, da parte degli animalisti che protestavano contro la sperimentazione animale ed in modo particolare contro l'allevamento ora gestito da Giovanna Soprani che allevava i piccoli Snoopy per i laboratori farmaceutici.
I lemuri del Madagascar, i mammiferi con gli occhi grandi che abbiamo amato in Madagascar della Dream Works, rischiano l’estinzione a causa della situazione politica del paese e dei gusti bizzarri di alcuni ingordi consumatori di carne.
Il Madagascar è un paese provato da 9 mesi di guerra civile, i cui effetti sono devastanti non solo per le persone, ma anche per il territorio, per la flora e la fauna malgasce che fanno dell’isola un paradiso naturale tra i più rari al mondo. Il Madagascar, in virtù del suo isolamento dal continente africano, è un patrimonio per la biodiversità, perché, come i lemuri, ci sono altre specie animali che vivono solo qui.
A causa della guerra civile che divide il paese le agenzie internazionali erogano meno fondi, certe che gli investimenti per i parchi vadano a finire nelle mani dei signori della guerra e non per la conservazioni di parchi ed aree naturali, abbandonando pian piano il Madagascar ed il suo patrimonio naturale al proprio destino. D’altra parte, sciacalli e bande organizzate distruggono qualsiasi cosa incontrino, assaltando i parchi e depredando le foreste di legnami pregiati.
Al traffico del legname si aggiunge anche quello degli animali esotici: le tartarughe Ploughshare vengono catturate e vendute nei mercati internazionali, mentre altre specie di anfibi e rettili rischiano l’estinzione a causa dei cambiamenti climatici. Una fine ancora più triste aspetta i lemuri del Madagascar, esemplari unici al mondo, oggi purtroppo preda di spietati cacciatori al servizio di ristoratori senza scrupoli: i lemuri del Madagascar vengono catturati e uccisi perché la loro carne è tra le prelibatezze servite nei ristoranti asiatici.
3 novembre 2009 - E' stato pubblicato il Regolamento (CE) n. 1007/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, sul commercio dei prodotti derivati dalla foca, sulla Gazzetta Ufficiale CE L286 del 31 ottobre 2009. Primi effetti pratici dalla fine di questo mese.



I parchi nelle vicinanze di Stoccolma in Svezia sono invasi dai conigli: si tratta di animali selvatici oppure acquistati e poi abbandonati in quanto ospiti non più desiderati.
Ogni anno ne vengono uccisi a migliaia, oltre 6000 nel 2008 e circa 3000 dal gennaio 2009, per cercare di contenerne la popolazione e limitare i danni che questi animali sono accusati di procurare agli alberi, ai cespugli ed al manto erboso per il quale vengono spesi molti soldi pubblici.
La vicenda, che sta suscitando sdegno a livello internazionale, è stata resa pubblica da uno dei cacciatori ingaggiati per le uccisioni dei conigli, il quale ha reso noto ciò che sta accadendo al giornale tedesco Spiegel online.
Le autorità di Stoccolma per risolvere il problema della sovrappopolazione di conigli nei parchi pubblici, hanno deciso di ricorrere alle uccisioni e di utilizzare i corpi degli animali per produrre bio combustibile. I corpi di questi animali vengono congelati e poi inviati alla centrale di Karlskoga. La ditta svedese che ricava riscaldamento dagli animali, oltre ai corpi dei conigli, si occupa anche di smaltire le carcasse di cervi, cavalli e mucche.
Con l’inverno alle porte questi animali sono in serio pericolo ed hanno bisogno di tutto il nostro aiuto. Uccidere animali indifesi e usarli come bio-combustibile al fine di contenere la sovrappopolazione, oltre ad essere crudele e disumano, non aiuta ad affrontare la questione. Servono maggiori campagne governative finalizzate ai proprietari di animali affinché possano accrescere la consapevolezza e la responsabilità nel possedere un animale domestico.
Gli abbandoni devono avere fine ed è giunto il momento che le autorità locali diano il via a collaborazioni con le associazioni protezioniste locali al fine di sviluppare progetti umanitari per salvare gli animali ed affrontare il problema degli abbandoni.
Ha tra i 65 e i 75 anni di età, con punte fino agli 80, vive soprattutto in Toscana (sono 110 mila), in Lombardia (100 mila) e in Emilia Romagna (70 mila), ma anche in Piemonte (40 mila), Veneto (46 mila), Lazio (55 mila), Campania (45 mila), Sardegna (46 mila) e Umbria (40 mila). Nel 1985, quasi 25 anni fa, erano oltre un milione e mezzo in tutta Italia. Oggi sono meno della metà, non superano i 750 mila, un calo che si spiega soprattutto con l’assenza di ricambio generazionale.

Cacciatori in azione
Sono i cacciatori italiani, una «specie » quasi in via di estinzione. Ora sono in piena stagione di caccia e, con o senza cane, con o senza fischietto, al passo o da appostamento, hanno cominciato a sparare dalla terza settimana di settembre, con molte deroghe temporali all’indietro fino ai primi di settembre, e appenderanno il fucile alla fine di gennaio. Crolla il numero dei cacciatori in Italia, nonostante la legislazione non sia particolarmente sfavorevole. Un fatto di cultura, probabilmente, un progressivo abbandono di quello che non è più riconosciuto come sport dal Coni e che tuttavia riesce, soprattutto in ambito locale, con le elezioni amministrative, e anche con qualche incursione in Parlamento, a fare pressioni fortissime per ottenere di più. Tanto che al Senato si sta discutendo il ddl Orsi, che vuole riformare l’ormai vecchia legge del 1992 (la 157) con una serie di nuove norme che, tra le altre cose, prevedono di abbassare il limite di età a 16 anni e di concedere alle Regioni di decidere in proprio i tempi in cui cacciare e le specie autorizzate. Un disegno di legge, quello proposto dal senatore del Pdl Franco Orsi, che ha già fatto protestare vivacemente le associazioni ambientaliste.
Sono sei le associazioni di cacciatori in Italia, la numero uno è la Federcaccia che raccoglie metà dei cacciatori, l’altra, vicina alla sinistra, è l’Arcicaccia, che ne raccoglie una fetta più piccola ma significativa. «Dal 1992 ad oggi non ci sono più stati interventi normativi — accusa il presidente di Federcaccia Gianluca Dall’Olio —. In Francia, per fare un esempio negli ultimi 9 anni ci sono stati già quattro ritocchi alla normativa e non perché cambiano i cacciatori ma perché cambia l’ambiente e occorre adeguarsi. Sempre in Francia al ministero dell’Agricoltura esiste un ufficio venatorio che coordina, noi non l’abbiamo, nessuno si occupa della materia. La 157 ha fortemente responsabilizzato i cacciatori eppure in molte zone non è stata ancora del tutto applicata. Ci sono Regioni — continua Dall’Olio — come la Toscana e l’Emilia Romagna dove sono stati costituiti gli Atc, che devono essere sub-provinciali e fare gestione faunistica del territorio, e ci sono Regioni, come la Calabria, che li ha istituiti appena un anno fa, o Province, come Roma e Latina, che non ce l’hanno». L’Atc, Ambito territoriale di caccia, è l’area riservata all’attività venatoria. Mediamente ricopre il 70 per cento del territorio, per il resto riservato ad aree protette e parchi dove cacciare è vietato. Accanto alle Atc ci sono poi, nelle regioni montuose, i comprensori di caccia e le riserve alpine di caccia. «L’abbandono della campagna — continua Dall’Olio— ha fortemente modificato il territorio, gli ungulati sono in forte crescita, anche i cervidi sono a volte un vero problema. Prima agricoltura, caccia, 'pulizia' del territorio per abbassare il surplus faunistico, erano tutt’uno. Ora non è più così e manca completamente un osservatorio nazionale, un ufficio che sappia coordinare e monitorare le attività e la popolazione faunistica, che sappia, insomma, fare gestione».
Il presidente di Federcaccia ammette che con «ambientalisti e agricoltori il rapporto non sempre è facile ma spesso sono proprio gi agricoltori a chiedere aiuto perché vengano decisi abbattimenti di massa, soprattutto per i danni che cinghiali e altre specie fanno all’agricoltura di eccellenza». I cacciatori ogni anno sborsano 147 euro allo Stato per la tassa governativa, «soldi che non sono mai stati reinvestiti nell’ambiente, sia che il governo fosse di destra che di sinistra», dice Dall’Olio.
C’è poi il pagamento di una seconda tassa, agli Atc, dove cacciatori e enti locali sono rappresentati ciascuno al 30 per cento e al 20 per cento agricoltori e ambientalisti. «Qui i soldi vanno al ripopolamento e per ripagare i coltivatori danneggiati. Ecco perché in alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, si versano anche 250 euro all’anno, mentre in Calabria solo 8».
Ma com’è cambiata la caccia negli ultimi 25 anni? «È cominciata a cambiare prima — spiega il presidente di Arcicaccia Osvaldo Veneziano —. Negli anni Sessanta è cominciato il progressivo abbandono delle campagne, un’urbanizzazione sempre più di massa, la fine della mezzadria. Oggi la caccia non incontra più l’interesse dei giovani. La domenica mattina, quando all’alba vado a cacciare, incontro i ragazzi che tornano dalle discoteche » . Arcicaccia non condivide il ddl Orsi, anche se è disponibile ad una riforma della 157, «sempre però dentro i paletti della direttiva europea che vieta la caccia alle specie protette e oltre i tempi stabiliti dal calendario venatorio nazionale. La 157 è stata frutto di una mediazione ma anche se ha chiuso, giustamente secondo noi, l’epoca della libera caccia in libero territorio, prevede ambiti di dimensioni più grandi di quello che accade nel resto d’Europa. Con i giusti limiti, con paletti e regole condivise, il rapporto del cacciatore con il territorio deve essere non demonizzato ma, al contrario, valorizzato » .
Che cosa deve fare un buon cacciatore? «Essere responsabile, rispettare le leggi, stare attento alla sicurezza sua e degli altri, non fare bracconaggio», risponde Veneziano. E che cosa dovrebbe essere un buon Atc? «Avere come obiettivo la gestione della fauna di quel territorio, prevedere piani di prelievo adeguati, perché le specie protette troppo protette provocano danni e incidenti sulle strade», ribatte Dall’Olio di Federcaccia, che pur appoggiando le proposte del ddl Orsi, assicura che è disposto a cedere su alcuni punti, «ma che almeno facciano la governance nazionale».
Dove cacciano le nostre doppiette? «Al Centro-Sud esiste quasi esclusivamente caccia agli uccelli migratori — spiega il presidente di Arcicaccia Veneziano — perché qui la gestione del territorio è quasi inesistente» e, ammette Dall’Olio di Federcaccia, «negli anni passati è stato fatto un prelievo venatorio consumistico ed eccessivo che, senza ripopolamento, ha cancellato alcune specie » .
«Dall’Umbria a salire verso il Nord — continua Dall’Olio — oltre alla migratoria, sul litorale costiero c’è la caccia alla fauna stanziale, gli ungulati principalmente, cinghiali e caprioli ma anche lepri e fagiani. E nelle zone umide del delta del Po e della laguna veneta si pratica la caccia agli anatidi, germano reale, marzaiola, fischione. Qui gli Atc fanno gestione del territorio», anche se non mancano aree dove, spiega Veneziano «sbagliando, si immette la selvaggina apposta per la stagione venatoria e quando finisce si ricompra. Non è questa la caccia che ci piace praticare».