mercoledì, 18 novembre 2009, ore 09:53

"MA COSA SI FA PER I CANI NELLE PERRERA SPAGNOLE?"
Ci si indigna per il cane condannato a morte negli Usa ma qui dietro casa nostra?

18 novembre 2009 - Cara Licia, mi chiamo Sabrina e faccio parte di un canile/gattile genovese che a detta di tutti e anche dei nostri animali che purtroppo a volte non si adattano alle famiglie e ritornano scodinzolanti in canile, funziona discretamente bene. X questo motivo non vi scrivo x noi ma xchè non capisco come mai nessuna associazione animalista si fa sentire x tutte quelle povere creature che vivono in maniera atroce e poi muoiono ancora più atrocemente, nelle perreira spagnole. Io capisco che faccia scalpore la notizia di un cane maltrattato e che poi è stato soppresso a New York, ma là si parla di migliaia e migliaia di animali, cani e gatti maltrattati, seviziati e poi UCCISI ATROCEMENTE.
Le piccole associazioni come la ns sono in contatto con quei ragazzi che vivendo lì si fanno in quattro x salvarne il più possibile facendo dei trasporti dalla spagna all'italia in condizioni inenarrabili (a volte i trasportini anche pagando vengono rifiutati dal capitano xchè "puzzano", stanno nella stiva) a volte purtroppo gli animali non reggono il viaggio e arrivano morti (forse meglio quella morte che quella che gli avrebbero somministrato in spagna) a volte arrivano talmente deperiti e malati che comunque non ce la fanno, altre volte ce la fanno. Scrivo a te xchè guardando i tuoi programmi e avendo letto i tuoi libri, mi sembra di aver capito che gli animali ti stanno a cuore ma anche che non hai paura di denunciare queste atrocità. Bisogna che la gente sappia che la illuminata e civilissima Spagna che permette giustamente il matrimonio fra gay ecc ecc, oltre a sacrificare i suoi tori, a permettere che i cacciatori sopprimano i loro cani da caccia in modi anche lì a dir poco atroci, accetta una legge che da noi, considerati da loro incivili, abbiamo cambiato nel 1994 (la soppressione degli animali nei canili se non x motivi di salute e neanche x aggressività) ED INOLTRE PERMETTE CHE LA VITA NEI CANILI PER IL BREVE TEMPO CHE RESTA AGLI ANIMALI SIA ASSOLUTAMENTE CRUDELE COSI' ANCHE LA LORO MORTE che non avviene ovviamente con puntura o gas (troppo costosi) ma x impiccagione, squartamento ecc ecc. Io ti chiedo solo di pensarci e se ti va di farti sentire anche tu. La gente deve sapere quando va in Spagna che se vede un cane randagio x strada farà una fine atroce e magari anche uno solo lo porterà in Italia dove anche il peggior canile lager è sempre meglio dei loro.


Ti ringrazio comunque
Sabrina Perasso

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categoria : notizie, cani
martedì, 17 novembre 2009, ore 10:42

CORSE SEGRETE, ANIMALI DOPATI E MACELLATI DI NASCOSTO
Dieci arresti in Puglia anche fra dipendenti pubblici.

17 novembre 2009 - Chiedevano al Comune di Bisceglie le autorizzazioni per esibizioni dimostrative, anche a scopi ippoterapici, ma in realtà si trattava di corse clandestine di cavalli con tanto di scommesse. Gli animali venivano dopati per alterarne le prestazioni e farli vincere, erano sottoposti ad allenamenti massacranti e poi, ormai sfiniti, venivano destinati alla macellazione clandestina.
Una rete di connivenze, con base logistica a Bisceglie, che i carabinieri della Compagnia di Trani e del Nucleo antisofisticazioni (Nas) di Bari hanno scoperto arrestando dieci persone, tre delle quali finite in carcere e le altre ai domiciliari. Tra loro ci sono anche un dipendente comunale e uno del servizio veterinario della Asl Bat, entrambi di Bisceglie.
Gli arresti sono stati eseguiti su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Trani Roberto Oliveri del Castillo, su richiesta del pm Michele Ruggero che nel febbraio 2009 aveva avviato l'inchiesta, basata anche su intercettazioni telefoniche e ambientali, dopo il tentativo di omicidio del custode di un maneggio.
I carabinieri hanno sequestrato due stalle e un centro ippico e 50 cavalli, alcuni dei quali appartenenti a personaggi della criminalità barese e foggiana.
Le corse clandestine, sulle quali 'vigilavano' una serie di vedette per segnalare per tempo l'arrivo di estranei o forze di polizia, si sarebbero svolte sia su strade pubbliche sia in una pista circolare nei pressi del dolmen di Bisceglie. Dalle indagini è emerso che parallelamente alle corse clandestine si era sviluppato un vero e proprio mercato delle carni dei cavalli utilizzati nelle corse. Gli animali, dopo lo sfruttamento e i maltrattamenti, erano destinati alla macellazione clandestina e le loro carni venivano immesse nella filiera alimentare.
In carcere sono finiti il presunto capo dell'organizzazione, Vincenzo Morrone, di 45 anni, di Bisceglie, insieme con Giuseppe Grosso, di 29 anni, e Mauro Lacavalla, di 44. Agli arresti domiciliari sono invece Nicola Logoluso, di 57 anni, Andrea Campanale, di 49, Gianbattista Marcario, di 39, Domenico Musto, di 31, Francesco Cosimo Semerano, di 62, Luciano Mazzone, di 42, e Paolo La Pietra, di 42 anni. Gli arrestati sono di Bisceglie, Bitonto, Ruvo di Puglia, nel Barese, San Severo (Foggia) e Foggia e sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, maltrattamento di animali, violazione del divieto di combattimenti e competizioni tra animali non autorizzati, esercizio abusivo di gioco e scommesse.

Paolo Melchiorre (ANSA)
sabato, 14 novembre 2009, ore 17:42

COLPITI CON BADILE E BASTONE, SALVATI ANIMALI
Cane e asino sequestrati dalle guardie zoofile di Padova

13 novembre 2009 - Un asino e un cane sono stati tolti al padrone «cattivo», solito prenderli a badilate e bastonate per farsi obbedire. Sono adesso affidati a un animalista che usa nei loro confronti ben altri sistemi. Il sequestro delle due povere bestie, disposto in via preventiva il 3 novembre scorso dal pm Renza Cescon, è stato convalMidato ieri mattina dal gip Paola Cameran. L'autore del fatto, denunciato dal nucleo guardie zoofile di Padova per maltrattamenti agli animali, si chiama L.D, ha 59 anni e abita sui colli, nel territorio di Baone. Il cane picchiato così duramente è un meticcio bianco come la neve, di taglia grande, occhi espressivi e così devoti al suo padrone da essere disposto a perdonargli ripetute angherie in cambio di qualche fuggevole carezza. Per non parlare dell'asinello, costretto a fare di tutto sotto i dolorosi colpi di bastione e di badile inferti da quel suo proprietario senza cuore che nemmeno si rendeva conto di quanto andava facendo. E qui viene a galla il vero nocciolo della questione. Il picchiare e maltrattare le bestie di casa e d'utilità è purtroppo un atteggiamento «culturale» che perdura soprattutto in certi ambienti rurali e da sottocultura, dove le lancette dell'orologio sono ancora ferme a tempi lontani. Per questo motivo il padrone del cane e dell'asino ha preso il sequestro come una qual sorta di sopruso, convinto di non aver fatto nulla di male, potendo disporre delle «sue» bestie come gli pare e gli piace. Di qui la necessità e l'urgenza del sequestro, subito disposto dal pm Cescon e convalidato dal gip Cameran con altrettanta sollecitudine.
Fido è ora affidato a una persona di fiducia delle guardie zoofile e vive in casa con lui e i suoi familiari, circondato da affettuose cure. L'asino, non più curvo sotto il peso dei tanti colpi ricevuti, trascorre invece i suoi giorni nei campi di quello stesso podere, finalmente libero e lasciato in pace. Il luogo in cui sono custoditi i due animali sotto sequestro non viene rivelato dagli inquirenti, nel timore che il loro padrone vada a riprenderli per poi magari picchiarli come prima, peggio di prima. Nel caso in questione, la mobilitazione degli animalisti e di altre persone sensibili al problema è risultata notevole. Ed anche gli operatori, andati a Baone, hanno acquisito documentazioni sul campo tali da indurre i magistrati a decidere per il sequestro. Strappando quelle bestie al loro destino.

Enzo Bordin - Il Mattino di Padova
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categoria : crudeltà e maltrattamenti
venerdì, 13 novembre 2009, ore 10:39

278 BEAGLE DA ALLEVAMENTO VANNO ALL'ASTA
Provengono dal noto allevamento di fornitura anche per la vivisezione

13 novembre 2009 - I beagle di San Polo vanno all'asta. Saranno sicuramente in molti a ricordare la vicenda dei cani beagle destinati alla ricerca scientifica (qualcuno dice alla vivisezione) allevati nell'azienda Morini di San Polo; un camion di quei cuccioli erano stati fermato nel 2002 a Vipiteno e i cani erano stati sequetrati «in condizioni non buone». Fu l'inizio di una lotta, a volte anche molto dura, da parte degli animalisti che protestavano contro la sperimentazione animale ed in modo particolare contro l'allevamento ora gestito da Giovanna Soprani che allevava i piccoli Snoopy per i laboratori farmaceutici.
ORA QUEI CANI finisco all'asta. Problemi economici dell'azienda hanno di fatto coinvolto 278 beagle. La notizia è apparsa sul sito della aste giudiziarie, correlata con tanto di foto. L'asta sarà battuta il 18 novembre alle 9, il prezzo base sarà di 115.898,20 euro per tutti i cani. Facendo due conti questi beagle verranno venduti a un prezzo di circa 400 euro. Ma gli animalisti sono già mobilitati. L'Enpa di Roma e gli Amici della Terra di Reggio, con la sua presidente Stella Borghi si sono già attivati e hanno informato della situazione il ministero della salute. «La presidente nazionale dell'Enpa Carla Rocchi spiega Stella Borghi - ha informato dell'asta la segreteria del sottosegretario del ministero, Francesca Martini. Abbiamo sottolineato la necessità di assicurare che i cani venduti rientrino esclusivamente in un circuito commerciale per evitare che siano presi da chi fa sperimentazioni». Secondo gli animalisti, il ministero potrebbe decidere di revocare immediatamente l'autorizzazione della azienda di San Polo per il commercio rivolto al circuito della sperimentazione, tenendo conto che 278 cani sono un numero impegnativo, e certamente non possono essere comprati solo dai privati. LE ASSOCIAZIONI animaliste fanno anche un appello rivolto agli amanti degli animali e agli allevatori per adottare questi animali e salvarli. Sul sito www.reggioemilia.astagiudiziatia.com è spiegato come visionare gli animali, che si possono vedere direttamente nell'allevamento di San Polo, lo stesso luogo dove si svolgerà l'asta. L'azienda è molto conosciuta non soltanto a San Polo ma in tutto l'ambiente delle industrie farmaceutiche e nei laboratori clinici. La «Stefano Morini» ha iniziato l'attività come allevamento nel 1953, mantenendo il nome del primo titolare deceduto molti anni fa. Dopo lo scomparsa del fondatore è stata Giovanna Soprani, la moglie, a gestire l'allevamento, con l'aiuto delle figlie Rita e Marta che si occupano in particolare dell'amministrazione e della parte commerciale. L'azienda di San Polo è stata per anni uno dei più importanti produttori nazionali di cani Beagle, ma non solo. Nell'allevamento si producono anche ratti e topi, rivenduti per l'attività di ricerca scientifica.

Nina Reverberi - Il Resto del Carlino
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categoria : appelli, adozioni, cani, allevamento
martedì, 10 novembre 2009, ore 12:01

Veneto, il Tar frena per la seconda volta le brame dei cacciatori

di Oscar Grazioli

Peppola
09 novembre 2009. L’argomento ha suscitato numerosi commenti e polemiche aspre, a tal punto che vale la pena riprenderlo. Per chi non avesse letto il mio intervento della scorsa settimana, converrà riassumerlo brevemente. La giunta Galan (Veneto) si è riunita di notte, come se si trattasse di un’emergenza funesta, per produrre una delibera fotocopia della prima, bocciata dal Tar regionale del Veneto.
Ha tentato, con questo blitz, di accontentare certe lobby di cacciatori, reintroducendo la possibilità di sparare a uccelli canori e migratori di piccola taglia, quali peppole, pispole e fringuelli, protetti peraltro dalle leggi statali e dal regolamento dell’Unione Europea. Praticamente due giorni dopo, lo stesso Tar del Veneto, su richiesta delle associazioni animaliste (prima di tutte la Lac), ha ribocciato la delibera notturna. Due stroncature in sette giorni. Speriamo che a Galan e compagnia cantante basti per riflettere sulla propria cocciutaggine nel volere favorire una minima parte della popolazione che si diletta a sparare piombini a uccelletti che pesano tra i 20 e i 30 grammi, quando piove.
Quello che ha mosso il Tar a castrare per la seconda volta le brame dei cacciatori (“c” minuscola) di piccola fauna migratoria e insettivora è stata la mancanza del parere dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), lo stato di conservazione sfavorevole per le specie di uccelli oggetto delle deroghe e, in particolare, il ricorso reiterato da parte della Regione alla caccia in deroga non come fatto eccezionale, straordinario, così come prescritto dalla Direttiva comunitaria "Uccelli", ma come fatto "ordinario" e continuativo negli anni.
Si tenga conto che queste “ordinarietà” nel far passare le delibere a favore delle cacce in deroga, ha prodotto, e non solo a causa della regione Veneto, danni pecuniari per l’Italia non indifferenti La Commissione Europea ha aperto nel 2004, su ricorso della Lac del Veneto, una procedura d'infrazione contro l'Italia dedicata proprio alle deroghe di caccia della Regione Veneto, procedura ormai arrivata all'esame della Corte di Giustizia. Prevedibile che fioccherà un’altra delle tante multe che l’Italia prende per la non osservanza delle regole comunitarie.
E chi pagherà? E chi paga decine di amministratori che si riuniscono per queste imprese? E chi paga tribunali, avvocati, giudici e tutto l’indotto che ruota attorno alle sentenze dei Tar chiamati a giudicare su norme palesemente inique? Noi, con le nostre tasse. E allora a me non va proprio bene, neanche un po’. A me il canto del fringuello piace e quando vedo un gruppetto di peppole salire e scendere da un faggio, la giornata diventa più serena. Senza volere fare di tutte le erbe un fascio, continuo a sostenere che sparare a uccelletti di pochi grammi che volano per migliaia di chilometri a svernare da noi, già minacciati dall’inquinamento e dai pesticidi, è semplicemente criminale. E io non voglio pagare i crimini con le mie tasse.

Tiscali News
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categoria : caccia
mercoledì, 04 novembre 2009, ore 10:51

I lemuri del Madagascar rischiano l'estinzione per colpa della crudeltà umana

04 novembre 2009

lemuri madagascar

I lemuri del Madagascar, i mammiferi con gli occhi grandi che abbiamo amato in Madagascar della Dream Works, rischiano l’estinzione a causa della situazione politica del paese e dei gusti bizzarri di alcuni ingordi consumatori di carne.

Il Madagascar è un paese provato da 9 mesi di guerra civile, i cui effetti sono devastanti non solo per le persone, ma anche per il territorio, per la flora e la fauna malgasce che fanno dell’isola un paradiso naturale tra i più rari al mondo. Il Madagascar, in virtù del suo isolamento dal continente africano, è un patrimonio per la biodiversità, perché, come i lemuri, ci sono altre specie animali che vivono solo qui.

A causa della guerra civile che divide il paese le agenzie internazionali erogano meno fondi, certe che gli investimenti per i parchi vadano a finire nelle mani dei signori della guerra e non per la conservazioni di parchi ed aree naturali, abbandonando pian piano il Madagascar ed il suo patrimonio naturale al proprio destino. D’altra parte, sciacalli e bande organizzate distruggono qualsiasi cosa incontrino, assaltando i parchi e depredando le foreste di legnami pregiati.

Al traffico del legname si aggiunge anche quello degli animali esotici: le tartarughe Ploughshare vengono catturate e vendute nei mercati internazionali, mentre altre specie di anfibi e rettili rischiano l’estinzione a causa dei cambiamenti climatici. Una fine ancora più triste aspetta i lemuri del Madagascar, esemplari unici al mondo, oggi purtroppo preda di spietati cacciatori al servizio di ristoratori senza scrupoli: i lemuri del Madagascar vengono catturati e uccisi perché la loro carne è tra le prelibatezze servite nei ristoranti asiatici.

Via | IlVenerdì
Foto | Flickr

www.ecoblog.it

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categoria : crudeltà e maltrattamenti
mercoledì, 04 novembre 2009, ore 10:47

PUBBLICATO REGOLAMENTO EUROPEO CONTRO IMPORTAZIONE PELLI E PRODOTTI DI FOCHE
Grande risultato animalista dopo anni di battaglie

3 novembre 2009 - E' stato pubblicato il Regolamento (CE) n. 1007/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, sul commercio dei prodotti derivati dalla foca, sulla Gazzetta Ufficiale CE L286 del 31 ottobre 2009. Primi effetti pratici dalla fine di questo mese.

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categoria : notizie
martedì, 03 novembre 2009, ore 09:26

RUBATI FARMACI ZOOTECNICI NEL PARMENSE, I SOSPETTI SULLA ZOOMAFIA
A Busseto

3 novembre 2009 - Proseguono a tutto campo le indagini per arrivare a smascherare gli autori sia della maxirapina avvenuta martedì scorso alla Zoocenter sia del grosso furto avvenuto, ventiquattrore più tardi, alla Fitofarma di Busseto.
Entrambe le ditte prese di mira dai malviventi si trovano in via Ricordi e non è escluso che i due episodi, per quanto differenti nella dinamica, siano stati commessi dalle stesse mani o, comunque, che abbiano una origine molto simile.
Alla Zoocenter sono stati trafugati medicinali per animali e prodotti zootecnici per svariate centinaia di migliaia di euro; alla Fitofarma, invece, sono stati rubati fitofarmaci per circa 100 mila euro. I carabinieri della stazione di Busseto (e con loro i colleghi del reparto operativo di Fidenza, del Ris e del Nas di Parma e di diverse altre stazioni della Bassa) stanno indagando a ritmo serrato ed hanno a disposizione numerosi indizi che portano tutti, puntualmente, al Sud Italia: sulle tracce cioè di una pericolosa ed organizzata banda campana che avrebbe il proprio «quartier generale» nei pressi di Napoli.
Al fine di aggiungere nuovi elementi investigativi, i carabinieri contano ancora sulla collaborazione dei cittadini, e li invitano a segnalare con la massima urgenza qualsiasi particolare, anche minimo, che potrebbe servire ai fini investigativi.
Nel frattempo a Busseto continua l'allarme furti. Negli ultimi giorni un paio di abitazioni sono state «visitate» dai soliti ignoti che hanno fatto sparire nel nulla denaro ed oggetti preziosi.
Ad agire in questi casi recenti potrebbero essere stati malviventi che nulla hanno a che vedere coi «professionisti del crimine» autori dei furti nelle aziende di via Ricordi.
E proprio per quanto riguarda questi ingenti furti di medicinali e di fitofarmaci, un aspetto inquietante sembra emergere con maggior vigore: quello della cosiddetta «zoomafia» che si nasconderebbe dietro questi episodi.
Combattimenti illegali tra cani, corse di cavalli dopati, truffe ai danni dell’Erario, dell’Unione Europea e dello Stato, traffico illegale di medicinali, furto di animali da allevamento, falsificazione di documenti sanitari, fino al pesantissimo reato di diffusione di malattie infettive attraverso la commercializzazione di carni e derivati provenienti da animali malati: sono questi alcuni «affari» portati avanti da cosche mafiose, legate all’ndrangheta ma anche alla camorra.
Si tratta, per le cosche, di un business che comprende appunto combattimenti illegali tra cani, corse di cavalli dopati, ma anche traffico illegale di medicinali (ecco perché tutta questa attenzione verso i medicinali per animali), e numerosi altri reati per fare soldi: tanti soldi.
Come si può leggere anche sul sito terrelibere.org, secondo Ciro Troiano (autore del libro «Zoomafia. Mafia, Camorra & Gli altri animali» edito da Cosmopolis), che ha stilato il recente rapporto «Zoomafia 2008» della Lav, «l'introito complessivo della zoomafia si aggirerebbe intorno ai tre miliardi di euro».
Per quanto riguarda invece i prodotti fitosanitari per l’agricoltura (di cui è specializzata la Fitofarma), si tratta di composti chimici che, se opportunamente manipolati da esperti in laboratorio, possono essere utilizzati per confezionare potenti esplosivi: particolarmente utili, purtroppo, alle organizzazioni criminali.

Paolo Panni - La Gazzetta di Parma
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categoria : notizie, malasanità
martedì, 27 ottobre 2009, ore 10:07


Halloween: pronte le ronde in difesa dei gatti neri


Anche per la notte di Halloween del 31 ottobre 2009 tornano, per il quarto anno consecutivo, le ronde organizzate da Aidaa per difendere i gatti neri. Visto che la notte delle streghe da sempre è considerata la notte più propizia per sacrificare al culto delle divinità delle oscurità i gatti neri. Animali che, secondo una antica leggenda dei tempi dell'inquisizione, venivano considerati portatori della forza esoterica delle streghe e quindi mandati al rogo insieme alle stesse streghe.
Purtroppo ogni anno almeno 30.000 gatti neri vengono ammazzati sia in riti sacrificali messi a punto in quella notte da gruppi esoterici e satanisti fai da te sparsi in tutte le provincie italiane, sia durante il resto dell'anno quando i gatti neri vengono uccisi per scongiurare "la jella" di cui a torto vengono considerati portatori.
Quest'anno le ronde Aidaa saranno composte da cittadini volontari che pattuglieranno a piedi e senza alcuna divisa le zone sensibili, dove negli anni scorsi sono stati individuati, ed in alcuni casi sventati, riti sacrificali che vedevano la morte dei gatti neri: quest'anno le ronde saranno composte da cinque persone, che una volta individuati i gruppi esoterici, chiameranno direttamente sul posto le forze dell'ordine senza intervenire minimamente in maniera diretta.

Tiscali news
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categoria : gatti
venerdì, 23 ottobre 2009, ore 11:47

Si ribella orso del circo su ghiaccio, un morto e un ferito. Animale fucilato

Mosca, 23 ottobre 2009 - Un orso del circo sul ghiaccio di Mosca ha aggredito due persone durante le prove generali prima di uno spettacolo uccidendone una e ferendo gravemente l'altra. Il fatto è successo a Bishkek, capitale del Kirghizistan, dove la compagnia circense si trovava per una tournee. Lo ha riferito l'agenzia di stampa russa Interfax, che cita il ministero della sanità kirghizo e un rappresentante della protezione civile locale.
Le due vittime sono un amministratore del circo, morto sul colpo, e un domatore, ricoverato in gravi condizioni. L'orso è stato ucciso da un agente di polizia arrivato sul posto subito dopo l'incidente.

(ANSA)
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categoria : circo e zoo
giovedì, 22 ottobre 2009, ore 16:11

SALVIAMO I CONIGLI USATI COME BIOCARBURANTE IN SVEZIA

I parchi nelle vicinanze di Stoccolma in Svezia sono invasi dai conigli: si tratta di animali selvatici oppure acquistati e poi abbandonati in quanto ospiti non più desiderati.
Ogni anno ne vengono uccisi a migliaia, oltre 6000 nel 2008 e circa 3000 dal gennaio 2009, per cercare di contenerne la popolazione e limitare i danni che questi animali sono accusati di procurare agli alberi, ai cespugli ed al manto erboso per il quale vengono spesi molti soldi pubblici.

La vicenda, che sta suscitando sdegno a livello internazionale, è stata resa pubblica da uno dei cacciatori ingaggiati per le uccisioni dei conigli, il quale ha reso noto ciò che sta accadendo al giornale tedesco Spiegel online.
Le autorità di Stoccolma per risolvere il problema della sovrappopolazione di conigli nei parchi pubblici, hanno deciso di ricorrere alle uccisioni e di utilizzare i corpi degli animali per produrre bio combustibile. I corpi di questi animali vengono congelati e poi inviati alla centrale di Karlskoga. La ditta svedese che ricava riscaldamento dagli animali, oltre ai corpi dei conigli, si occupa anche di smaltire le carcasse di cervi, cavalli e mucche.

Con l’inverno alle porte questi animali sono in serio pericolo ed hanno bisogno di tutto il nostro aiuto. Uccidere animali indifesi e usarli come bio-combustibile al fine di contenere la sovrappopolazione, oltre ad essere crudele e disumano, non aiuta ad affrontare la questione. Servono maggiori campagne governative finalizzate ai proprietari di animali affinché possano accrescere la consapevolezza e la responsabilità nel possedere un animale domestico.
Gli abbandoni devono avere fine ed è giunto il momento che le autorità locali diano il via a collaborazioni con le associazioni protezioniste locali al fine di sviluppare progetti umanitari per salvare gli animali ed affrontare il problema degli abbandoni.

INVIA LA LETTERA DI PROTESTA!

giovedì, 22 ottobre 2009, ore 09:31

TRE CACCIATORI IMPALLINANO UNA... SIGNORA
Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto offre aiuto legale alle vittime dei cacciatori e accusa i politici locali di dare il cattivo esempio

22 ottobre 2009 - Sabato scorsoa Santa Maria di Mareno di Piave, tre cacciatori durante una battuta di caccia ai merli, avvicinatisi troppo ad una abitazione, hanno sparato ferendo al volto e alle mani una donna mentre curava i fiori del proprio giardino.
Si tratta di Sandra Collodel, quarantaquattrenne che vive con il marito e i due figli in via Colonna 104 a Santa Maria di Piave.
Il figlio della signora Mirko Dal Pos ha subito rincorso i tre cacciatori che sono scappati a gambe levate abbandonando addirittura i merli appena uccisi, trascrivendosi prontamente i dati delle targhe degli stessi che hanno consentito agli agenti del Commissariato di Polizia di identificarli.
La LAC è pronta a dare assistenza legale gratuita alla signora per la denuncia dei tre, inoltre in caso di processo si costituirà parte civile con un proprio legale.
Incidenti del genere purtroppo risultano sin troppo frequenti, solo nella scorsa stagione di caccia 2008/2009 in Italia si sono verificati ben 96 incidenti di caccia con 65 feriti e ben 31 morti, tra i quali un cercatore di funghi (la lista completa e dettagliata dei morti e feriti è consultabile sul sito della LAC www.abolizionecaccia.it).
“Le attuali leggi sulla caccia sono ormai inadeguate e sorpassate per una società moderna come la nostra e per le nostre campagne fortemente urbanizzate – ha commentato Andrea Zanoni presidente della LAC Veneto – bisognerebbe bloccare subito la caccia e far rifare seri esami a tutti i cacciatori; sono troppi i morti e i feriti per incidenti di caccia e non c’è da stupirsene viste le condizioni in cui si caccia con un altissimo numero di cacciatori che esercita la sua attività pericolosa in un territorio tra i più densamente popolati al mondo.
Si tratta di una schiera di dilettanti perché i cacciatori italiani non hanno avuto un addestramento professionale all’uso delle armi, la maggior parte di loro non ha neanche superato un esame in proposito perché ha preso la licenza di caccia prima che le leggi lo prevedessero ovvero prima del 1977.
Bisogna poi inasprire le sanzioni per chi spara vicino alle case, alle strade ed agli agricoltori prevedendo il ritiro della licenza e aumentando e incentivando la vigilanza venatoria, questi cacciatori ad esempio in questi giorni stanno ancora cacciando perché le attuali leggi sulla caccia per questa violazione prevedono solo una misera sanzione amministrativa senza nessuna pena accessoria.
I cittadini, specie del trevigiano, ci chiamano spesso per segnalare spari sotto le proprie case e piogge di pallini; l’indisciplina dilagante e la faciloneria con la quale i cacciatori usano queste armi micidiali ci ha portati a scrivere un vademecum per i cittadini che riporta tutte le regole che i cacciatori devono rispettare, documento che tutti ci possono chiedere telefonando al 347/9385856 o scrivendo a LAC Via Cadore 15/C int.1 31100 Treviso, o a lacveneto@ecorete.it.
Purtroppo non è da meravigliarsi se nella nostra provincia i cacciatori prendono sottogamba le norme di sicurezza che prevedono distanze di 100 metri dalle case e di 50 metri dalle strade.
Abbiamo infatti degli esempi poco edificanti come quello del Ministro Zaia che lo scorso anno si è fatto in quattro per liberare dal carcere un cacciatore trevigiano che aveva violato gravemente la legge sulla caccia della Croazia, o quelli del presidente della provincia Muraro e del sindaco di Treviso Gobbo che hanno sostenuto degli esami di caccia farsa per i quali ci sono state due condanne di altrettanti funzionari per falso ed abuso d’ufficio.
Sono esempi negativi che giocano contro il rispetto della legalità e delle norme che disciplinano la caccia facendo sentire i cacciatori “paroni in casa di altri."

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categoria : caccia
mercoledì, 14 ottobre 2009, ore 10:46

Cacciatori, un esercito sempre più piccolo
Erano un milione e mezzo, ora sono diventati 750 mila Età media: 70 anni. Polemiche per la legge in discussione

Cacciatori in azione
Cacciatori in azione
Ha tra i 65 e i 75 anni di età, con punte fino agli 80, vive soprat­tutto in Toscana (sono 110 mi­­la), in Lombardia (100 mila) e in Emilia Romagna (70 mila), ma anche in Pie­monte (40 mila), Veneto (46 mila), Lazio (55 mila), Campania (45 mila), Sarde­gna (46 mila) e Umbria (40 mila). Nel 1985, quasi 25 anni fa, erano oltre un mi­lione e mezzo in tutta Italia. Oggi sono meno della metà, non superano i 750 mi­la, un calo che si spiega soprattutto con l’assenza di ricambio generazionale.

Sono i cacciatori italiani, una «spe­cie » quasi in via di estinzione. Ora sono in piena stagione di caccia e, con o senza cane, con o senza fischietto, al passo o da appostamento, hanno cominciato a sparare dalla terza settimana di settem­bre, con molte deroghe temporali all’in­dietro fino ai primi di settembre, e ap­penderanno il fucile alla fine di gennaio. Crolla il numero dei cacciatori in Ita­lia, nonostante la legislazione non sia particolarmente sfavorevole. Un fatto di cultura, probabilmente, un progressivo abbandono di quello che non è più rico­nosciuto come sport dal Coni e che tutta­via riesce, soprattutto in ambito locale, con le elezioni amministrative, e anche con qualche incursione in Parlamento, a fare pressioni fortissime per ottenere di più. Tanto che al Senato si sta discuten­do il ddl Orsi, che vuole riformare l’or­mai vecchia legge del 1992 (la 157) con una serie di nuove norme che, tra le al­tre cose, prevedono di abbassare il limi­te di età a 16 anni e di concedere alle Re­gioni di decidere in proprio i tempi in cui cacciare e le specie autorizzate. Un di­segno di legge, quello proposto dal sena­tore del Pdl Franco Orsi, che ha già fatto protestare vivacemente le associazioni ambientaliste.

Sono sei le associazioni di cacciatori in Italia, la numero uno è la Federcaccia che raccoglie metà dei cacciatori, l’altra, vicina alla sinistra, è l’Arcicaccia, che ne raccoglie una fetta più piccola ma signifi­cativa. «Dal 1992 ad oggi non ci sono più stati interventi normativi — accusa il presidente di Federcaccia Gianluca Dal­l’Olio —. In Francia, per fare un esempio negli ultimi 9 anni ci sono stati già quat­tro ritocchi alla normativa e non perché cambiano i cacciatori ma perché cambia l’ambiente e occorre adeguarsi. Sempre in Francia al ministero dell’Agricoltura esiste un ufficio venatorio che coordina, noi non l’abbiamo, nessuno si occupa della materia. La 157 ha fortemente re­sponsabilizzato i cacciatori eppure in molte zone non è stata ancora del tutto applicata. Ci sono Regioni — continua Dall’Olio — come la Toscana e l’Emilia Romagna dove sono stati costituiti gli Atc, che devono essere sub-provinciali e fare gestione faunistica del territorio, e ci sono Regioni, come la Calabria, che li ha istituiti appena un anno fa, o Provin­ce, come Roma e Latina, che non ce l’hanno». L’Atc, Ambito territoriale di caccia, è l’area riservata all’attività venatoria. Me­diamente ricopre il 70 per cento del terri­torio, per il resto riservato ad aree protet­te e parchi dove cacciare è vietato. Ac­canto alle Atc ci sono poi, nelle regioni montuose, i comprensori di caccia e le riserve alpine di caccia. «L’abbandono della campagna — continua Dall’Olio— ha fortemente modificato il territorio, gli ungulati sono in forte crescita, anche i cervidi sono a volte un vero problema. Prima agricoltura, caccia, 'pulizia' del territorio per abbassare il surplus fauni­stico, erano tutt’uno. Ora non è più così e manca completamente un osservato­rio nazionale, un ufficio che sappia coor­dinare e monitorare le attività e la popo­lazione faunistica, che sappia, insomma, fare gestione».

Il presidente di Federcaccia ammette che con «ambientalisti e agricoltori il rapporto non sempre è facile ma spesso sono proprio gi agricoltori a chiedere aiuto perché vengano decisi abbattimen­ti di massa, soprattutto per i danni che cinghiali e altre specie fanno all’agricol­tura di eccellenza». I cacciatori ogni anno sborsano 147 euro allo Stato per la tassa governativa, «soldi che non sono mai stati reinvestiti nell’ambiente, sia che il governo fosse di destra che di sinistra», dice Dall’Olio.

C’è poi il pagamento di una seconda tassa, agli Atc, dove cacciatori e enti loca­li sono rappresentati ciascuno al 30 per cento e al 20 per cento agricoltori e am­bientalisti. «Qui i soldi vanno al ripopo­lamento e per ripagare i coltivatori dan­neggiati. Ecco perché in alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, si versano an­che 250 euro all’anno, mentre in Cala­bria solo 8».

Ma com’è cambiata la caccia negli ulti­mi 25 anni? «È cominciata a cambiare prima — spiega il presidente di Arcicac­cia Osvaldo Veneziano —. Negli anni Sessanta è cominciato il progressivo ab­bandono delle campagne, un’urbanizza­zione sempre più di massa, la fine della mezzadria. Oggi la caccia non incontra più l’interesse dei giovani. La domenica mattina, quando all’alba vado a cacciare, incontro i ragazzi che tornano dalle di­scoteche » . Arcicaccia non condivide il ddl Orsi, anche se è disponibile ad una riforma della 157, «sempre però dentro i paletti della direttiva europea che vieta la cac­cia alle specie protette e oltre i tempi sta­biliti dal calendario venatorio nazionale. La 157 è stata frutto di una mediazione ma anche se ha chiuso, giustamente se­condo noi, l’epoca della libera caccia in libero territorio, prevede ambiti di di­mensioni più grandi di quello che acca­de nel resto d’Europa. Con i giusti limiti, con paletti e regole condivise, il rappor­to del cacciatore con il territorio deve es­sere non demonizzato ma, al contrario, valorizzato » .

Che cosa deve fare un buon cacciato­re? «Essere responsabile, rispettare le leggi, stare attento alla sicurezza sua e degli altri, non fare bracconaggio», ri­sponde Veneziano. E che cosa dovrebbe essere un buon Atc? «Avere come obietti­vo la gestione della fauna di quel territo­rio, prevedere piani di prelievo adegua­ti, perché le specie protette troppo pro­tette provocano danni e incidenti sulle strade», ribatte Dall’Olio di Federcaccia, che pur appoggiando le proposte del ddl Orsi, assicura che è disposto a cedere su alcuni punti, «ma che almeno facciano la governance nazionale».

Dove cacciano le nostre doppiette? «Al Centro-Sud esiste quasi esclusiva­mente caccia agli uccelli migratori — spiega il presidente di Arcicaccia Vene­ziano — perché qui la gestione del terri­torio è quasi inesistente» e, ammette Dall’Olio di Federcaccia, «negli anni pas­sati è stato fatto un prelievo venatorio consumistico ed eccessivo che, senza ri­popolamento, ha cancellato alcune spe­cie » .

«Dall’Umbria a salire verso il Nord — continua Dall’Olio — oltre alla migrato­ria, sul litorale costiero c’è la caccia alla fauna stanziale, gli ungulati principal­mente, cinghiali e caprioli ma anche le­pri e fagiani. E nelle zone umide del del­ta del Po e della laguna veneta si pratica la caccia agli anatidi, germano reale, marzaiola, fischione. Qui gli Atc fanno gestione del territorio», anche se non mancano aree dove, spiega Veneziano «sbagliando, si immette la selvaggina ap­posta per la stagione venatoria e quando finisce si ricompra. Non è questa la cac­cia che ci piace praticare».

Mariolina Iossa
14 ottobre 2009
www.corriere.it
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categoria : caccia